Home Incontri salutari Prendiamoci cura di noi con la ....Riduzione dello stress

Chiunque in una fase particolare della vita può sentire il bisogno di essere aiutato per risolvere una crisi familiare o relazionale, superare una difficoltà nello studio o sul lavoro, prendere una decisione importante, affrontare un cambiamento. Esistono momenti di disagio, crisi di passaggio in cui si sente il bisogno di un sostegno che aiuti a focalizzare il problema e a fare scelte più consapevoli. Amici e parenti, troppo direttamente coinvolti, spesso non sono in grado di dare un supporto efficace.

Il COUNSELING è una relazione di aiuto che si stabilisce tra il COUNSELOR, professionista della comunicazione interpersonale di sostegno, ed il Cliente, una persona che attraversa un momento di difficoltà, di conflitti relazionali o crisi personale e sente il bisogno di essere sostenuta per il recupero del proprio equilibrio. In Italia il counseling è spesso conosciuto come “psicoterapia breve” in quanto non è finalizzato a una ristrutturazione profonda della personalità del cliente ma alla risoluzione di un disagio circoscritto e in genere è un percorso di 8/10 incontri.

Il counseling è stato definito “l’arte del guidare”, in quanto non consiste nel trovare che cosa non funziona nel cliente e dirglielo, ma nell’insegnargli a conoscere se stesso: “Se aiutiamo il cliente a comprendere se stesso in relazione ad una data situazione, la decisione di cambiare verrà da lui” (Rollo May)

Presso Curethedance♥©

potete incontrare tutti i Mercoledì dalle 10.00 alle 11.30

il Dott. Massimo Facchini, Counselor (Reg. FAIP 387)

Potete anche contattarci per un primo incontro gratuito al 3886545608 o inviare una mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Per maggiori informazioni puoi anche visitare il sito della mia associazione: www.riduzionedellostress.it

Massimo

 

Gruppo Teorico-Esperienziale di Pratica della Consapevolezza (Sati – Mindfulness)

Non è possibile modificare il passato ma possiamo desiderare di cambiare noi stessi; questa aspirazione fornisce alla mente un indirizzo, una direzione. Ma il desiderio da solo non è sufficiente: dobbiamo trovare una via che porti quel desiderio a trasformarsi in azione.

Diamo per scontato che ci vogliano anni per imparare a camminare, a leggere o ad acquisire competenze professionali. Passiamo ore e ore ad allenarci per ottenere una buona forma fisica e arriviamo a sfinirci pedalando su una bicicletta immobile. Deve esserci una qualche motivazione alla base di tutto questo sforzo: siamo convinti che, alla lunga, questo impegno ci porterà a dei risultati positivi.

Lavorare con la mente segue la stessa logica: come potrebbe esserci un cambiamento senza un minimo di impegno, solo con il desiderio di cambiare? Sarebbe la stessa cosa di voler imparare a suonare un brano di Mozart strimpellando a caso sul pianoforte.

Noi lavoriamo duramente allo scopo di modificare le condizioni esterne delle nostre vite ma alla fine è sempre la mente che crea la nostra esperienza del mondo e traduce questa esperienza in gioia o sofferenza. Se cambiamo il nostro modo di percepire le cose, stiamo cambiando le nostre vite. Questo tipo di trasformazione si ottiene attraverso la forma di allenamento mentale conosciuta con il nome di Meditazione.

In genere quando si parla di meditazione le persone pensano a pratiche finalizzate al rilassamento; in questi tipi di approccio  viene richiesto di focalizzare l’attenzione su qualcosa:  generalmente la sensazione del respiro che entra ed esce dal  corpo o un mantra (un particolare suono o una frase che ripeti a te stesso). Tutto quello che arriva alla mente nel corso della meditazione è visto come una distrazione da ignorare. Queste pratiche possono portare a uno stato di profonda calma e stabilità dell’attenzione; sono conosciute come “concentrazione” o meditazione “focalizzata” che nel buddhismo vengono chiamate pratiche di Shamata o di Samadhi.

Consapevolezza è l’altra importante classificazione delle pratiche meditative ed è conosciuta come Vipassana. Nella pratica della consapevolezza si inizia utilizzando la concentrazione allo scopo di coltivare calma e stabilità; ma poi si va oltre introducendo un obbiettivo più ampio all’osservazione e anche un aspetto di indagine.

Quando pensieri o sensazioni si presentano alla mente non vanno ignorati ne soppressi; tantomeno vanno giudicati o analizzati nei loro contenuti. Piuttosto noteremo i pensieri nell’attimo in cui si manifestano e li osserveremo intenzionalmente ma senza giudicarli, momento per momento come eventi nel campo della nostra consapevolezza.

Questo tipo di attenzione produce maggior lucidità, chiarezza e accettazione della realtà in atto. Rende consapevoli del fatto che la vita si svolge solo per momenti successivi. Se non si è pienamente presenti in molti di quei momenti può accadere non solo di lasciarsi sfuggire ciò che è più valido nella propria vita, ma anche di non rendersi conto della ricchezza e profondità delle possibilità personali di crescita e trasformazione.

L’insufficiente consapevolezza del presente, oltre ad azioni e comportamenti inconsci e automatici, spesso indotti da timori ed  insicurezze radicati, crea altri problemi. Se non vi si pone rimedio questi tendono ad accumularsi nel corso del tempo e alla fine ci lasciano bloccati e privi di contatto con la realtà. Col tempo potremmo perdere fiducia nella nostra capacità di reimpiegare le nostre stesse energie finalizzandole al raggiungimento di maggior soddisfazione e felicità, forse persino di miglior salute.

La consapevolezza fornisce un  modo semplice ma vigoroso per sbloccarsi e recuperare saggezza e vitalità. Un modo per riappropriarsi del significato e della qualità della propria vita, compresi i rapporti con la famiglia, l’ambiente di lavoro, il mondo e l’intero pianeta in generale, ma, soprattutto del rapporto con se stessi come persone.