Home Archivio degli eventi Dalla parte dell'occhio - Aprile 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disegno di Alessandra Grasso, 2004

Teatro Fara Nume

8-9-10 Aprile 2005

MUSICHE eseguite dal vivo dal
Maestro ANDREA SERAFINI

 

L'occhio guarda per questo è fondamentale. È l'unico che può accorgersi della bellezza.
La visione può essere simmetrica lineare o parallela, in perfetto allineamento con l'orizzonte. Ma può essere anche asimmetrica, sghemba, capricciosa, non importa, perché la bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune.
E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Ma che certe volte si sveli non c'è dubbio.
Ed ecco perché bisogna stare dalla parte dell'occhio.
L'occhio che osserva, scruta i dettagli e l'orizzonte insieme, vede le piccole e le grandi cose, il gesto minimo e l'azione prolungata.
E la cecità allora? No, la cecità non è un problema, almeno fino ad un certo punto. Il cieco vede gli odori, riconosce i movimenti dell'aria, si accorge con la sua sensibilità. Perché la bellezza quando appare sposta tutti i sensi. E si sa anche far ascoltare. No, la cecità non è un problema. Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l'ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente.
Forse perché non credono che la bellezza esiste. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi d'infinito desiderio.

P. Barbaro, Sperdutezza, Ediz. Associazione San Gabriele, Roma, 1999, pag. 161

La riflessione di Barbaro ci è parsa particolarmente adatta per proporre il nostro lavoro. Ciò che  presenteremo vuole essere infatti un invito a stare dalla parte dell'occhio attraverso la danza.
Tutto ciò che vive possiede un proprio movimento che agisce la bellezza dell'essere. Ogni forma vivente esprime un proprio respiro, un proprio modo di mostrare la vita che la anima.
Il movimento è quindi qualcosa che appartiene profondamente alla natura ed è attraverso esso che si compone in ogni istante l'eterna poesia di forme e colori dei suoi scenari. Comunicare questo vuol dire farsi portatori di un messaggio semplice ma veramente significativo.
In tal senso ci piace definirci un gruppo in movimento: l'attenzione che ad esso poniamo, la sperimentazione delle sue diverse modalità e dinamiche costituiscono una ricerca che può avvicinare il danzatore e lo spettatore a un incontro dal quale può nascere l'esperienza della bellezza. In questa ricerca non è la composizione estetica del gesto danzante, né alcun tipo di virtuosismo tecnico, che vogliamo trovare ed elaborare. Il nostro è piuttosto un laboratorio nel quale ciascuno si mette in gioco insieme agli altri per scoprire la propria profonda appartenenza al movimento e per arrivare ad acquisirne una consapevolezza sempre maggiore al punto da volersi fare espressione e comunicazione. Ecco cos'è per noi la scena: il momento della condivisione, il tempo magico di un racconto, l'attimo in cui un gruppo in movimento diventa il movimento di un gruppo.

 

L'immagine è di Storm Thorgerson